Open for Innovation… in the Cloud

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A management buyout, a profound knowledge of business process and the impact of ICT, an all-italian-team. These are the ingredients of this week’s episode of “Open for Innovation” for Affari & Finanza in La Repubblica.

Andrea and I explore the case of Clouditalia, we met with CEO Mark de Simone, DG Paolo Bottura and our friend Mirko Lalli, to get the feeling that this new entrepreneurial venture is quickly attracting a lot of talents, and it is not only  digging cables and building up IT centers.

The company is going to invest significant resources in the next few months, and there are a lot of expectations for the future of the business. We linked this story with the “Does IT Matter” debate,  spurred by Nicholas Carr a few years ago.

See below the complete article (in Italian only… still looking for the time or for some help to translate our pieces.. )

 

OPEN FOR INNOVATION

Sarà la Nuvola a risolvere le incomprensioni tra imprese e tecnologie

DAL BOOM DELL’E-COMMERCE IN POI TRA PMI E INFORMATICA C’È STATO UN RAPPORTO DIFFICILE. GLI INVESTIMENTI HARDWARE NON HANNO INCISO MOLTO SULLA PRODUTTIVITÀ. PERCHÉ NON SI SONO MODIFICATI I PROCESSI

Alberto Di Minin Andrea Piccaluga

 

S pesso tecnologie e aziende parlano due linguaggi diversi. A volte quasi inconciliabili. Sembra incredibile quanto alcune aziende fatichino a individuare macchine e sistemi che corrispondono esattamente alle loro esigenze. In un acceso dibattito di un decennio fa, quando la bolla dell’e-commerce stava esplodendo, economisti e manager si chiedevano “Does IT matter?”: titolo di un intervento sull’Harvard Business Review di Nicholas Carr del 2003. Pure i premi Nobel entravano in campo. Robert Solow scriveva infatti che “i PC sono ormai ovunque, ma la loro presenza non si riflette in un aumento della produttività aziendale”. Ma quello che questi anni ci hanno insegnato è stato che non si trattava solamente di comprare macchine potenti e affidabili, quanto soprattutto di ridisegnare i processi aziendali, in linea con le nuove potenzialità della tecnologia. Howard Smith e Peter Fingar ci hanno spiegato che l’impatto dell’IT sul mondo del lavoro e dell’impresa non è storia degli ultimi 50 anni, ma bensì il futuro dei prossimi 50, quando, placata la fame di macchine, ci si sarebbe concentrati sulla revisione dei processi aziendali. Quello che allora era difficile prevedere era l’avvento del cloud computing, che avrebbe reso ancora più secondaria la questione dell’hardware. Un servizio cloud viene strutturato infatti sotto forma di abbonamento o addirittura a consumo e permette ad un’azienda di usufruire dei datacenter e delle infrastrutture IT di una terza parte. Una buona connessione di rete, qualche terminale e un cloud provider, dovrebbero trasformare un gravoso investimento fisso, in un costo variabile, da modulare a seconda delle esigenze dell’azienda. In questo contesto si sta assistendo ad una proliferazione di iniziative da parte di imprese di dimensioni diverse. Una di queste è Clouditalia. Nata dall’acquisizione di alcuni rami di azienda di Eutelia, Clouditalia oggi valorizza una rete di 14 mila km di fibra ottica per offrire soluzioni di cloud computing incentrate sui processi dei clienti. Una delle caratteristiche dell’azienda è l’esperienza dei soci fondatori e del management. Il presidente, Mark de Simone, prima di approdare ad Italtel, da dove ha guidato la cordata che ha portato al management buyout degli asset necessari per creare Clouditalia, vanta un passato in McKinsey, HP ed Olivetti, CISCO, GE, Lucent. A testimonianza del fatto che il linguaggio dell’IT ha cambiato registro, Clouditalia propone una soluzione cucita sui processi dei clienti; non li costringe ad adattarsi alle tecnologie, ma viceversa a beneficiare della loro presenza. E’ questa la strategia che può conquistare le Pmi al non facile ma promettente “mercato della nuvola” in Italia. Qui sopra, Mark de Simone, ha appena lanciato Clouditalia, ultimo arrivo sul mercato italiano dei cloud provider